Autonomie_Locali_Carta_dei_valori_Taranto_Uil_Fpl
Au
tonomie Locali – Carta dei Valori 

“Partecipazione attiva dei Cittadini e dei Lavoratori nel
Governo del 
Patrimonio Pubblico”
 

Proposta della UIL FPL Taranto al 

CONGRESSO NAZIONALE
Federazione Poteri Locali
Castellaneta (TA) 18/21 Ottobre 2014

Elementi Sintetici Costitutivi del Progetto

I. Linee generali per la costruzione di un nuovo modello di gestione del “comune” democratico, funzionale trasparente

– Partecipazione Attiva delle Comunità
– Carta Europea e Carta dei Valori
– Servizi Pubblici

 

II. Proposta di Contratto di “Ente” – i tre capitoli essenziali 

–   Regole sulle relazioni sindacali.

–   Determinazione del Fondo salario accessorio.

–   Regole sul benessere organizzativo negli Enti.

 

III. Strumentazione regolamentare sulla perfomance aziendale 

–   Bozza Il Programma Triennale per la trasparenza.

–   Bozza Il ciclo e misurazione della Performance organizzativa.

–   Bozza Il Piano triennale della Performance.

 

IV. Partecipazione informata alla Gestione della “Casa Comune”

–    Confronto ordinario con i cittadini (bilancio  sociale, obiettivi collettivi, ecc.).

–    Confronto ordinario con i dipendenti e le sue rappresentanze.

 –   Istituzione conferenza annuale sulla Gestione del Comune.

DOCUMENTO SINTETICO DELLA PROPOSTA

CARTA DEI VALORI

L’istituzione e l’approvazione di una Carta dei Valori deve essere uno strumento che aiuti a rendere effettivi e rispettati gli impegni nell’agire quotidiano da parte dei “rappresentanti”.

Di fronte alle nuove responsabilità e sfide, che la comunità locale è chiamata ad affrontare, giorno dopo giorno la Carta dei Valori deve rendere impegno ed azioni trasparenti.

La Carta dei Valori deve richiamare quei valori di responsabilità etica e morale a cui devono ispirarsi ogni cittadino e ancor più ogni amministratore nel corso del suo mandato. Una Carta quindi che funga da stimolo per le generazioni presenti e future per operare con coerenza rispetto agli autentici valori e principi di libertà, democrazia ed autonomia.

Questi valori sono riassumibili in:

  1. Partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica;
  2. Coinvolgimento ordinario delle associazioni (sindacali, culturali, sportive, ordini ed associazioni professionali, ecc.);
  3. Perseguimento del bene comune;
  4. Mantenimento della coesione sociale;
  5. Sobrietà nella gestione del bene pubblico;
  6. Responsabilità nelle   proprie azioni;
  7. Uguaglianza redistributiva;
  8. Trasparenza amministrativa e contabile con costante riduzione degli sprechi;
  9. Sostegno a tutte le forme di autogoverno;
  10. Riduzione degli sprechi;
  11. Sostenibilità ambientale puntando sull’autosufficienza energetica;
  12. Massima indipendenza economica.

La prima definizione di “politica” risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco  significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo di Atene, significava  l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti. 

Il bene comune, proprio perché tale, è una costruzione dal basso che chiede consapevolezza e partecipazione attiva, risposta condivisa (responsabilità) alle sollecitazioni che debbono venire da  qualsiasi parte. 

Coesione sociale

Per raggiungere questo scopo occorre soddisfare alcune necessità materiali come occupazione, casa, reddito, salute, educazione. Il mantenimento della coesione sociale dipende in modo imprescindibile dal coinvolgimento del maggior numero di associazioni e di cittadini nella gestione delle istituzioni, pratica questa che consolida il senso di identità e di appartenenza ad una collettività.
Le relazioni sociali dinamiche presenti fra i cittadini devono essere valorizzate da una rete di scambi di informazioni, supporto, solidarietà e credito.

Un elevato livello di  coesione sociale, sommato ad un diffuso e condiviso senso di appartenenza, permette alla comunità locale di affrontare il fenomeno della globalizzazione in modo propositivo, nonostante le dinamiche spesso omologanti che lo caratterizzano.

Sobrietà nella gestione del bene pubblico 

L’idea della crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) a tutti i costi ha mostrato i suoi limiti proprio nella crisi profonda che stiamo vivendo.
La sobrietà non è soltanto una virtù familiare, ma anche economica. È manifestazione di intelligenza, creatività ed autonomia di pensiero dalle mode, dalla pubblicità.
La sobrietà è rispetto dell’ambiente, dell’uomo e della comunità, pensando alle generazioni future.
La pubblica amministrazione deve porre la sobrietà in tutti i suoi progetti e nella gestione delle sue risorse.
La progettazione di idee armoniche sul territorio è auspicabile e necessaria nell’immediato futuro.   
Bisogna redigere piani strategici di lungo periodo che aiutino le comunità a vivere in maniera coerente il paesaggio ambientale e culturale.

Responsabilità nelle proprie azioni

Il Principio di “Sussidiarietà” agli Enti locali offre un alto grado di libertà e quindi la possibilità di scelta che genera responsabilità. Tutti noi – associazioni, cittadini, amministratori, politici – siamo chiamati alla responsabilità perché essa coinvolge tutti e ciascuno: essere responsabile vuol dire farsi carico dei bisogni dei cittadini, dei lavoratori, della salvaguardia dei beni comuni e del proprio territorio.
Un cittadino responsabile è una persona che rispetta le regole della convivenza, che partecipa alla vita sociale (si informa, si aggrega e prende delle decisioni con gli altri), che chiede il rispetto dei propri diritti e tutela quelli di tutti. 
Responsabilità è soprattutto non aspettare che la soluzione dei nostri problemi venga dall’alto, ma al contrario impegnarsi in prima persona per risolverli.

Uguaglianza redistributiva

Uno Stato sociale che non garantisce l’uguaglianza di diritti e doveri e permette la redistribuzione delle risorse e delle ricchezze in modo sproporzionatamente diseguale non fa il benessere dei propri cittadini e inevitabilmente va verso la sua disintegrazione a favore di pochi, ma non ininfluenti, interessi privati creando malessere sociale e profonde lacerazioni nella società.

Trasparenza amministrativa e contabile con costante riduzione degli sprechi

La  trasparenza amministrativa e contabile assicura la massima circolazione possibile delle informazioni sia all’interno del sistema amministrativo, sia da esso verso il mondo esterno. L’attività amministrativa deve ispirarsi al principio di trasparenza, inteso come accessibilità alla documentazione  in quanto ciò consente ai cittadini di veder garantiti i propri diritti nei confronti dell’amministrazione pubblica: hanno diritto a una informazione qualificata, ad accedere ai documenti amministrativi e conoscere, nei limiti precisati dalla legge, lo stato dei procedimenti amministrativi che li riguardano, seguendo le fasi attraverso cui l’attività amministrativa si articola.
Il rispetto delle opinioni altrui passa attraverso l’attenzione verso l’altro e deve essere veicolato per mezzo dell’umiltà e della fermezza con cui si perseguono i giusti obiettivi del benessere collettivo.
La crisi particolarmente pesante che ha colpito il mondo interno ha messo in discussione i modelli fino ad ora adottati generando incertezze e insicurezze nel futuro.

La crisi sta rappresentando un’occasione per il cambiamento del nostro stile di vita e del modo di consumare.
Quando parliamo di spreco ci riferiamo all’accezione più ampia ed estesa del termine considerando quindi lo spreco non solo di beni e prodotti ma anche energetico, del territorio, di tutti i beni comuni e ambientali e degli sprechi presenti negli enti pubblici.

Sostenibilità ambientale puntando all’autosufficienza energetica

La più grande ricchezza dell’uomo è rappresentata dall’ambiente.
Lo  stile  di vita, le modalità di consumo e le consuetudini dei comportamenti attuali influenzano la velocità con cui viene dissipata l’energia utile del pianeta e avrà come conseguenza il peggioramento della qualità della vita delle generazioni future.
Per questo motivo siamo chiamati ad operare scelte politiche che abbiamo sempre ben presente la “sostenibilità ambientale” intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.
Il concetto di “sviluppo sostenibile” sintetizza una modalità di crescita “qualitativa” e “quantitativa”, in cui, sostanzialmente, la società antropica “soddisfa i suoi bisogni senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”, realizzando una compenetrazione dinamica delle tre dimensioni, economica, sociale, ambientale, in cui il consumo delle risorse naturali è efficiente ed equo, nel tempo e nello spazio, al fine di garantire la crescita  umana.
Il nostro progresso tecnologico si basa sull’energia. L’energia è l’elemento fondamentale per la produzione di beni e servizi quindi il controllo delle fonti energetiche è strategico per lo sviluppo di una comunità. Raggiungere l’autosufficienza energetica significa liberarsi dalle dipendenze e aumentare ulteriormente la propria autonomia.
Un territorio autosufficiente è una realtà che deve imparare ad essere capace di produrre la maggioranza dell’energia di cui ha bisogno, ma anche utilizzare l’energia in modo  parsimonioso e più efficiente (la stessa energia diviene veicolo, grazie   alle nuove tecnologie, di autosufficienza alimentare per prodotti a chilometro zero). Significa coprire il proprio fabbisogno energetico per quanto possibile con energie rinnovabili – ad esempio solare, biomassa, solare termico e pompe di calore. In tal senso essa comporta indubbi vantaggi  ecologici, economici e sociali.

Indipendenza economica

In un sistema regolato dal libero mercato e indirizzato all’avere e non all’essere, solo l’indipendenza economica può garantire proficue forme di autogoverno e di autonomia a favore sia del singolo, sia della comunità che della collettività dei cittadini del mondo.
Il sistema cooperativo, come palestra di democrazia, è quello che finora ha dimostrato di essere il più adatto al perseguimento dell’indipendenza economica,  attraverso la redistribuzione delle risorse, e quindi al consolidamento socio-economico dell’autonomia.

Gestione del Personale e sistema delle relazioni sindacali
(linee presenti nel documento unitario)

Il processo di riordino delle Amministrazioni coinvolge direttamente il tema della gestione del rapporto di lavoro del personale interessato per quanto riguarda la collocazione occupazionale e la valorizzazione della professionalità.
L’insieme dei provvedimenti adottati e da adottare non deve svilire la principale risorsa organizzativa e funzionale dei servizi pubblici e non può in alcun modo generare licenziamenti di personale. È necessario costruire una forte azione negoziale che governi i processi di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni derivanti dai percorsi di riordino  istituzionale. Per tali ragioni, riteniamo opportuno evidenziare alcune questioni fondamentali per garantire un’adeguata efficacia dei servizi sul territorio nazionale;

  • Introdurre delle deroghe alle normative attuali sui tetti di spesa del personale per meglio gestire gli eventuali processi di mobilità e riqualificazione professionale.
  • Rafforzare il sistema di relazioni sindacali individuando un livello di confronto che affronti le problematiche legate ai processi di riorganizzazione e di mobilità, di salvaguardia dei livelli occupazionali e retributivi che utilizzi a fini contrattuali parti di risorse finanziarie derivanti dai tagli di sprechi e spesa improduttiva;

Per tali motivi è necessario il pieno recupero del ruolo e delle competenze del sindacato
per garantire il dialogo con chi opera all’interno delle amministrazioni
e ne conosce quindi le potenzialità quanto le attuali inefficienze.

In questa situazione i contratti collettivi nazionali devono assumere anche un ruolo di sviluppo del livello integrativo partecipativo e contrattuale in grado di migliorare i servizi ai cittadini, individuare gli spazi di spesa improduttiva, definire programmi o piani di razionalizzazione, recuperare risorse economiche per finanziare istituti retributivi, governare gli eventuali processi di mobilità, riqualificare il lavoro in conseguenza sia delle razionalizzazioni che delle stessa mobilità.
Inoltre i contratti devono riempire sia gli spazi individuati dalla legislazione vigente (criteri e percorsi per la mobilità, sistema di valutazione valorizzando la performance organizzativa rispetto a quella individuale) rilanciando i temi definiti dall’intesa del maggio 2012 quali il ricorso eccezionale alle forme flessibili di lavoro, la valorizzazione della formazione.
La revisione delle funzioni comporterà necessariamente la ridefinizione di alcuni profili professionali; l’apporto di un lavoro qualificato passa di conseguenza per una revisione partecipata dei sistemi di inquadramento che accompagnati alla formazione evitino semplicistiche operazioni di tagli del personale accampando pretese ed  immodificabili carenze qualitative da coprire magari col ricorso illegittimo a forme atipiche di lavoro o a esternalizzazioni.

Amministrazioni Pubbliche

  1. PCM e Ministeri: Rientrano in questa categoria tutti gli uffici centrali e periferici dell’amministrazione  statale,  comprese  le  unità  dotate  di  autonomia  gestionale come le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale, coreutica e delle Forze Amate.
  2. Agenzie Fiscali, Autorità amministrative indipendenti.
  3. Enti pubblici non economici: Rientrano in questa categoria gli enti nazionali senza fini di lucro gli enti di cui alla l. 70/75 e s.m.i., come l’ACI, gli Ordini e Collegi Professionali e le relative Federazioni, i Consigli e i Collegi nazionali, gli Enti gestori dei Parchi Nazionali.
  4. Enti  economici nazionali: Rientrano in questa categoria le società privatizzate, le società direttamente partecipate dallo Stato (ad es.Consip – Enel – Ferrovie dello Stato – Poste), nonché i soggetti privati esercenti pubbliche funzioni (es., le banche che partecipano all’iniziativa “RetiAmiche”).
  5. Enti e istituzioni di ricerca: Si citano a titolo esemplificativo: CNR, ENEA, INAF, ISTAT, ISS.
  6. Istituti e stazioni sperimentali per la ricerca: Rientrano in questa categoria gli Istituti zooprofilattici sperimentali e le Stazioni sperimentali per l’industria.
  7. Altre amministrazioni centrali: Rientrano in questa categoria: Organi costituzionali e di rilievo costituzionale, Enti di regolazione dell’attività economica, Enti a struttura associativa, Enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali. Potranno scegliere questa tipologia anche gli Enti che non dovessero identificarsi in altra categoria tra quelle già esistenti: tali organizzazioni saranno poi contattate dal DFP per definire la classificazione più adeguata.
  8. Regioni.
  9. Province.
  10. Comuni.
  11. Forme  associative tra enti locali: Rientrano  in  questa categoria gli enti territoriali che sperimentano la gestione associata dei servizi e delle funzioni, tra cui: le unioni di comuni e le altre forme associative previste dalla Parte I, Titolo II, Capo V, del TUEL, i centri servizi territoriali (CST) ed i consorzi intercomunali.
  12. Enti economici locali: Rientrano in questa categoria le aziende municipalizzate, le società in house e le società miste.
  13. Aziende  sanitarie  e  ospedaliere:  Rientrano  in  questa  categoria:  le  aziende  sanitarie  locali,  le aziende ospedaliere, i policlinici e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.
  14. Camere di commercio.
  15. Università ed Istituti di istruzione universitaria.
  16. Altri enti locali: Rientrano in questa categoria: Agenzie regionali, Città metropolitane, Consorzi di bonifica, Equitalia, Fondazioni, Istituti regionali, Musei. Gli enti locali che dovessero identificarsi in questa categoria, saranno poi contattate dal DFP che provvederà ad individuare una classificazione ad hoc.
  17. Enti  nazionali previdenza e assistenza sociale: Rientrano in questa categoria gli enti che gestiscono forme obbligatorie e volontarie di previdenza e assistenza.

Competenze delle Autonomie Locali

CERTIFICATI E DOCUMENTI
Anagrafe, stato civile, accesso agli atti, servizio civile, servizi elettorali (in generale, i c.d. “servizi delegati”).

SERVIZI INFORMATIVI
Informazioni all’utenza: Urp, call center, siti internet, albo pretorio, informagiovani.

CULTURA
Archivi, biblioteche, musei, teatri, musica.

TURISMO
Elenco strutture turistiche, servizi turistici comunali.

ISTRUZIONE, FORMAZIONE E GIOVENTÙ, SPORT
Servizi per l’infanzia, mense e trasporti scolastici, formazione degli adulti, vacanze per i giovani, uso impianti sportivi.

SERVIZI INFORMATIVI E DI SUPPORTO PER L’OCCUPAZIONE
Informalavoro, career service, counseling.

SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI E SANITARI
Accudienza anziani, sostegno per i disabili, sussidi per gli indigenti, servizi per l’immigrazione, consultori, farmacie comunali

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO
Cimiteri, verde pubblico, raccolta rifiuti, inquinamento, protezione civile, igiene veterinaria, caccia, canile, anagrafe canina.

URBANISTICA ED EDILIZIA
Pianificazione del territorio, catasto, espropriazioni, rilascio permessi di costruire, edilizia residenziale).

INFRASTRUTTURE E MOBILITÀ
Trasporto pubblico locale, autorizzazioni e concessioni, incentivi, bici e ciclomotori, lavori in corso, provvedimenti relativi al traffico, segnaletica, sosta e parcheggi, taxi-noleggio veicoli, ZTL.

COMMERCIO E ATTIVITÀ PRODUTTIVE
Autorizzazioni, concessioni, SUAP, mercati, concessione strutture pubbliche.

RETI DI FORNITURA DEI SERVIZI
Acquedotti, fognature, gas, luce, Wifi.

TRIBUTI E PAGAMENTI
Accertamento e riscossione Tarsu, I.C.I. e entrate comunali, agevolazioni fiscali.

POLIZIA MUNICIPALE
Verbalizzazioni, polizia amministrativa e annona.

POLIFUNZIONALE
Da scegliere se il terminale eroga più tipi di servizi.

 

RIPROGETTARE LE COMUNITÀ LOCALI
E FARLE DIVENTARE IL “CENTRO” DELLA COMUNITÀ “EUROPA”

Carta Europea delle Autonomie Locali

L’età comunale in Italia e in Europa rappresenta un momento storico importante e, diremmo, determinante in termini di promozione di una cultura propriamente comunale; d’altro canto, la nascita dell’entità “Comune” è segno di innovazione nel panorama amministrativo europeo. La formazione dei Comuni, infatti, è il risultato di una spinta autonomista partita dal “basso”, dal popolo. Invece in Italia vi è una doppia tendenza: da un lato, si osserva la tutela delle autonomie amministrative nella gestione burocratica, politica ed economica; dall’altro, si può rintracciare un certo grado di controlli praticati dal
governo centrale sulle autonomie e negli stessi ambiti amministrativi.
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa, firmatari della “Carta delle Autonomie”, considerando che il fine del Consiglio d’Europa è di realizzare un’unione più stretta tra i suoi membri, per salvaguardare e promuovere gli ideali ed i principi che sono il loro patrimonio comune; considerando che la stipulazione di accordi nel settore amministrativo è uno dei mezzi atti a realizzare detto fine; considerando che le collettività locali costituiscono uno dei principali fondamenti di ogni regime democratico; considerando che il diritto dei cittadini a partecipare alla gestione degli affari pubblici fa parte dei principi
democratici comuni a tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa; convinti che è a livello locale che il predetto diritto può essere esercitato il più direttamente possibile; convinti che l’esistenza di collettività locali investite di responsabilità effettive consente un’amministrazione efficace e vicina al cittadino; consapevoli del fatto che la difesa ed il rafforzamento dell’autonomia locale nei vari Paesi europei rappresenti un importante contributo all’edificazione di un’Europa fondata sui principi della democrazia e del decentramento del potere; affermando che ciò presuppone l’esistenza di collettività locali dotate di organi decisionali democraticamente costituiti, che beneficino di una vasta autonomia per quanto riguarda le loro competenze, le modalità d’esercizio delle stesse, ed i  mezzi necessari all’espletamento dei loro compiti istituzionali.

Il Lavoro Pubblico Valore delle Comunità Locali 

Poche parole di questi tempi sono gettonate come la parola “cambiamento”. Parola che corrisponde ad una sfida complessa e impellente che tutti avvertiamo.
Una visione coraggiosa delle potenzialità del lavoro pubblico come produttore di valore sociale, non solo delle criticità organizzative che lo imbrigliano, e degli strumenti negoziali con cui liberare quelle potenzialità, è quello che serve affinché il riordino istituzionale e amministrativo non si riduca ad un esercizio sterile: l’ennesima riforma tutta “forma” e niente sostanza.
Negli ultimi quindici anni la crescita esponenziale di un policentrismo anarchico ha irrigidito la spesa corrente destinata degli enti territoriali (dal 2001 diminuiti nel comparto regioni e autonomie locali di 49.000 unità, con quasi 75.000 lavoratori precari) che negli ultimi due decenni ha avuto una esplosione spendendo completamente il gettito derivante dalle imposte a livello locale, passato da 18 a 108 miliardi di euro con un aumento di oltre il 500%.
L’ultimo intervento normativo sul riordino istituzionale (legge 56/2014) si è positivamente distinto dai precedenti per aver accolto l’idea di un processo di riforma partecipato. Da anni, infatti, si registrano continue oscillazioni tra il dichiarato intento di ripensare un modello di governance multi-livello più efficiente e una che guarda ai soli aspetti finanziari senza intervenire sugli assetti organizzativi.
Le leggi attuali non affrontano né superano del tutto, nella prassi, l’invadenza – diffusa negli enti territoriali specie di piccole dimensioni – del potere politico nell’esercizio gestionale. Il che risulta incompatibile con una riforma sostanziale della Pubblica Amministrazione in chiave moderna e produttiva.
La frammentazione della normativa di riferimento e la mancata applicazione di parte di essa non solo è il segno di una sostanziale incertezza e disorganicità sul “chi fa cosa”, ovvero sull’individuazione delle funzioni e delle competenze da allocare ai vari livelli, ma soprattutto tradisce una profonda indecisione sul “come si fa, con quali strumenti e in quanto tempo”.
Determinazioni compiute ed equilibrate non possono essere assunte prescindendo dal confronto costruttivo con le parti sociali ovvero con chi rappresenta le istanze del territorio, molteplici e diversificate, e con i lavoratori che, con responsabilità, traducono quotidianamente quelle istanze in azione amministrativa.
Ad oggi, infatti, si riscontra ancora un grave ritardo nella costituzione e attivazione, nella gran parte dei territori, delle cabine di regia previste dalla legge 56/2014 per dar corso all’individuazione delle funzioni residuali.
La puntuale individuazione delle funzioni consentirebbe anche di valutare e gestire le ricadute sulla configurazione organizzativa dei vari livelli di governo locale: organi di governo, organizzazione degli uffici, anche dirigenziali, gestione unitaria dei servizi strumentali, valorizzazione, con adeguate politiche di reclutamento e riqualificazione professionale, di un capitale umano (dirigenti e personale) in grado di svolgere i nuovi compiti ed erogare servizi di qualità, riprogettati anche alla luce di un nuovo disegno organizzativo.
Le politiche pubbliche debbono essere organizzate, non più per settori specifici, ma in chiave di governance integrata e sussidiaria che abbia al centro la persona.
Le spinte innovative necessitano di un quadro di riferimento coerente che permetta di  valutarne l’impatto e portarla a sistema.
Una riforma dell’assetto e delle funzioni degli enti locali, che sia ispirata a principi di  organicità e funzionalità, non può più prescindere dalla valutazione dell’azione amministrativa, intesa come stretta e chiara corrispondenza fra obiettivi predeterminati con una chiara definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei costi standard, risultati
conseguiti in termini di fruibilità.
Nell’arco dei prossimi 10 anni usciranno dal comparto 181.754 lavoratori, pari quasi ad un terzo dell’attuale personale in servizio. Solo nei prossimi quattro anni 50.000 dipendenti andranno in pensione. Tanto più in assenza di interventi di pianificazione e di ridisegno della rete dei servizi territoriali, indispensabili per garantire un necessario ricambio generazionale tarato sul fabbisogno di nuove professionalità e individuare le esigenze di formazione, aggiornamento e conseguente collocazione territoriale all’interno di un nuovo assetto organizzativo.
L’urgenza di portare i conti sotto controllo ha spinto i governi a tagliare in modo non selettivo, generando effetti recessivi in termini di produttività e occupazione. Il prezzo sociale delle manovre finanziarie è ormai insostenibile per la comunità e per le imprese.
Per questo, si deve invertire la logica della penalizzazione indifferenziata, rilanciando il progetto di un federalismo responsabile, solidale e sussidiario. Si deve, cioè, consentire alle amministrazioni virtuose di investire le risorse sottratte agli sprechi, nei servizi e nella valorizzazione del capitale umano, consentendo una capacità di spesa e di investimento, anche sul personale, differenziata in base al fabbisogno. Tanto più in vista della armonizzazione dei bilanci degli enti territoriali e dei loro organismi partecipati, occorre procedere ad una esatta mappatura dei processi di esternalizzazione e, laddove possibile e conveniente , ad una reinternalizzazione dei servizi che faccia salvi livelli occupazionali e know-how

La Semplificazione delle procedure deve essere obbligatoria 

Semplificare significa rendere più fruibile il quadro delle regole del Paese, ridurre il numero delle norme esistenti, eliminare gli oneri amministrativi “inutili” che gravano sui cittadini e sulle imprese, agevolando l’adempimento di quelli necessari per garantire un livello di tutela adeguato e per assicurare lo svolgimento delle pubbliche funzioni.
In questa accezione, la semplificazione assume una valenza strategica, in quanto accresce la fiducia dei cittadini e delle imprese nell’amministrazione e costituisce il presupposto per la creazione di un contesto normativo e amministrativo favorevole agli investimenti, all’innovazione e all’imprenditorialità.
Per questo bisogna:

  1. Istruire il piano annuale d’azione per la semplificazione;

     

  2. Promuovere e coordinare la semplificazione dell’ordinamento giuridico, l’abrogazione
    di norme desuete o disapplicate, il riassetto della normativa vigente mediante la
    redazione di codici e testi unici;

     

  3. Promuovere le iniziative di semplificazione connesse all’attuazione della normativa in
    materia di digitalizzazione della pubblica amministrazione;

     

  4. Promuovere l’attuazione e le disposizioni in materia di digitalizzazione della pubblica
    amministrazione di competenza;

     

  5. Assicurare lo scambio di informazioni e la reciproca collaborazione ed assistenza con
    le amministrazioni statali al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi di
    semplificazione e qualità della regolazione.

Indicazioni per il rispetto dei vincoli di pubblicità

E’ entrato in vigore il DLgs n. 33/2013 “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Questo provvedimento riordina tutta la materia dei vincoli di pubblicità che i comuni, al pari di tutte le PA, devono rispettare. E’ del tutto evidente che da parte dei singoli enti, il mancato rispetto costituisce ragione di maturazione di responsabilità dirigenziale e determina, per i pagamenti, una condizione di illegittimità.
Introduzione dell’accesso civico, sostituzione della definizione di “amministrazione trasparente” a quella di “trasparenza, valutazione e merito” come titolo della specifica sezione del sito internet delle PA, vincolo per tutte le amministrazioni a darsi il piano triennale della trasparenza e ad individuare lo specifico responsabile.
La trasparenza deve essere intesa come “accessibilità totale” e la finalità di fondo che è alla base della scelta legislativa di assegnare una rilevante importanza a questa disposizione è sintetizzata nell’offrire uno strumento volto a favorire il controllo diffuso sulle attività delle PA, sia al fine di migliorarne la qualità che di contenerne i costi.
Le norme in vigore, di conseguenza, devono essere definite come disposizione di attuazione dei principi costituzionali e devono costituire uno strumento di garanzia delle libertà individuali e dei diritti civili, nonché garantire il diritto ad una buona amministrazione e concorrere alla realizzazione di una “amministrazione aperta”.
Le disposizioni “integrano” la individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni erogate dalle PA e, di conseguenza, a norma dell’articolo 117 della Costituzione, sono da ritenere vincolanti anche per le regioni e gli enti locali; nella stessa direzione va anche la loro qualificazione come “esercizio della funzione di coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale”. Questi vincoli si applicano a tutte le PA ed alle società controllate, per queste ultime limitatamente alle attività che hanno natura pubblica.

L’Accesso Civico

L’ “accesso civico”, con la quale si definisce il diritto offerto a chiunque di chiedere ed ottenere le informazioni che dovrebbero essere pubblicate sul sito internet. Questa forma di tutela deve essere sempre più rafforzata è gratuita, non è soggetta a limitazioni di tipo soggettivo, non deve essere motivata e va avanzata al responsabile della trasparenza. Essa deve essere soddisfatta entro 30 giorni, anche tramite la pubblicazione sul sito internet; in caso di mancata risposta positiva può essere attivato l’intervento sostitutivo ed occorre segnalare l’accaduto all’ufficio per i procedimenti disciplinari.
Tutte le amministrazioni pubbliche devono darsi il “Programma triennale per la trasparenza e l’integrità”, da aggiornare annualmente. In esso vanno indicate le iniziative da assumere per garantire un adeguato livello di trasparenza, la legalità e lo sviluppo della cultura dell’integrità. Esso deve contenere le misure, i modi e le iniziative per garantire la regolarità e la tempestività dei flussi di informazione previsti come obbligatori. Il programma deve inoltre prevedere le modalità di verifica della sua attuazione.
Sul sito internet vanno anche realizzati dei link con le disposizioni normative sulle amministrazioni e devono trovare spazio le circolari e gli altri atti amministrativi e regolamentare di interesse generale.
Vanno inoltre pubblicati i seguenti dati:

  1. organizzativi essenziali, comprensivi delle informazioni sui recapiti, anche di poste
    elettronica;
  2. i componenti gli organi di governo, ivi comprese le informazioni patrimoniali e
    reddituali; tale vincolo si estende, previo consenso, anche ai congiunti ed affini più
    stretti;
  3. i dirigenti; 
  4. i soggetti a cui sono conferiti incarichi di collaborazione: la infrazione di tale vincolo
    determina il maturare di responsabilità in capo ai dirigenti competenti;
  5. il conto annuale del personale e le dotazioni organiche, con la indicazione dei costi
    analitici e la evidenziazione degli oneri relativi agli uffici di staff degli organi politici;
  6. le assunzioni flessibili ed i relativi oneri;
  7. gli incarichi conferiti ai propri dipendenti;
  8. i bandi di concorso;
  9. l’ammontare dei premi stanziati per la performance e dei premi effettivamente
    distribuiti, nonché le altre informazioni utili alla comprensione delle modalità di
    utilizzazione dell’istituto;  
  10. il benessere organizzativo;
  11. la contrattazione collettiva decentrata integrativa;
  12. le società partecipate;
  13. gli elenchi semestrali dei provvedimenti adottati nelle attività che dalla legge n.
    190/2012 sono qualificate a più elevato rischio di corruzione;
  14. il monitoraggio delle attività svolte, con particolare riferimento ai tempi di conclusione
    dei procedimenti amministrativi; 
  15. l’elenco dei controlli sulle società e degli obblighi che le stesse sono tenute a rispettare;
    tali informazioni vanno pubblicate anche sul sito impresa in un giorno;
  16. le concessione di contributi, sovvenzioni, ausili finanziari e vantaggi economici di importo superiore a 1.000 euro, tranne quelli da cui possono emergere dati sensibili. In
    tale ambito vanno pubblicati anche i dati sui beneficiari, il contenuto ed il link al
    progetto;
  17. i bilanci preventivi, i conti consuntivi, i risultati attesi ed il monitoraggio degli obiettivi;
  18. gli immobili posseduti, i canoni di locazione versati e percepiti;
  19. le carte dei servizi, gli standard di qualità e costi e tempi di erogazione degli stessi;
  20. i tempi di pagamento;
  21. i procedimenti amministrativi, con i responsabili, le informazioni e la modulistica
    necessari, i termini di conclusione, la possibilità di sostituzione con dichiarazioni ed i
    casi di silenzio assenso, il responsabile dotato di potere sostitutivo, gli strumenti di
    tutela ecc;
  22. quanto necessario per i pagamenti informatici;
  23. delibere a contrarre e procedure per gli appalti;
  24. documenti di programmazione delle opere pubbliche, altro documenti correlati,
    indicatori dei costi unitari di realizzazione;
  25. atti di governo del territorio; informazioni ambientali;
  26. provvedimenti contingibili ed urgenti, in particolare di deroga alle procedure di
    acquisto in caso di calamità naturali.

Una Contrattazione Integrativa a misura dei servizi locali

Il rilancio dei servizi, oltre che su scelte di policy responsabili e lungimiranti, basate su una attenta lettura dei territori, deve far leva sull’apporto di una forza lavoro competente e motivata, da valorizzare e gestire con soluzioni di innovazione organizzativa orientate a qualità, velocità, misurazione, trasparenza. La contrattazione deve diventare il momento di sintesi attraverso cui l’amministrazione pubblica si riprogetta per migliorare, e si rende capace di promuovere la qualità del capitale sociale, sia al proprio interno che verso l’esterno, sintonizzandoli su obiettivi comuni. L’arretramento delle condizioni salariali del personale degli enti locali – basti pensare che il salario accessorio del comparto ha subito una riduzione dell’11%, più del doppio in proporzione alla riduzione del personale – si è aggiunto alla contrazione degli organici passati da 515.534 a 490.115 unità. Inoltre, le situazioni di dissesto degli enti stanno diventando sempre più una costante a cui gli strumenti oggi a disposizione non riescono a dare risposte. Per questo è necessario riconquistare un’autonomia negoziale continuamente violata da vincoli, pareri, e da un sistema di ispezioni che agisce a valle delle decisioni, per orientare l’evoluzione del sistema di relazioni sindacali verso nuovi spazi di negoziazione di secondo livello che non siano legati unicamente al singolo luogo di lavoro né alla sola parte economica, ma concretamente rivolti ad una gestione partecipata dei processi di cambiamento.

Prototipo volantino

Partecipazione attiva dei cittadini e dei lavoratori alla Gestione della “Cosa pubblica”

La partecipazione è la principale modalità dell’agire politico per la collettività.
In una democrazia “partecipazione” indica l’esistenza di una società civile ricca,
pluralista e informata, che si relaziona e si esprime attraverso partiti, comitati,
associazioni e sindacati.
Si sostiene l’istituzione della Carta dei Valori e l’utilizzo dei referendum per la partecipazione
diretta nelle scelte della regole di vita collettiva.

La Carta dei Valori è uno strumento che rende effettivi gli impegni che gli aderenti devono sempre tenere ben presenti nell’agire quotidiano. La Carta funge da stimolo per le generazioni presenti e future per farle operare con coerenza e rispetto degli autentici valori e principi delle autonomie locali.
Valori riassumibili in: partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, coinvolgimento ordinario delle associazioni (sindacali, culturali, sportive, ordini ed associazioni professionali, ecc.), perseguimento del bene comune, mantenimento della coesione sociale, sobrietà nella gestione del bene pubblico, responsabilità nelle proprie azioni, uguaglianza redistributiva, trasparenza amministrativa e contabile con costante riduzione degli sprechi, sostegno a tutte le forme di autogoverno nelle varie attività istituzionali, riduzione degli sprechi, sostenibilità ambientale puntando sull’autosufficienza delle attività, energetica, massima indipendenza economica (utilizzando le risorse economiche ed umane con efficienza efficacia e sobrietà).

Il riordino delle Amministrazioni deve coinvolgere direttamente il tema della gestione del rapporto di lavoro del personale interessato per quanto riguarda la collocazione occupazionale e la valorizzazione della professionalità.
I provvedimenti da adottare non devono svilire le risorse organizzative e funzionali dei servizi pubblici. È necessario costruire una forte azione negoziale che governi i processi di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni derivanti dai percorsi di riordino istituzionale per garantire un’adeguata efficacia dei servizi sul territorio;

  • Introdurre delle deroghe, attraverso le contrattazioni nazionali, alle normative
    attuali sui tetti di spesa del personale per meglio gestire gli eventuali processi di
    mobilità e riqualificazione professionale.
  • Rafforzare il sistema di relazioni individuando un livello di confronto che affronti le
    problematiche legate ai processi di riorganizzazione e di mobilità, recupero di
    risorse finanziarie derivanti dai tagli di sprechi (uso eccessivo di consulenze
    ed incarichi) e spesa improduttiva;

Per questo è necessario il pieno recupero del ruolo e delle competenze del sindacato 
per garantire il dialogo con chi opera all’interno delle amministrazioni e ne conosce
quindi le potenzialità quanto le attuali inefficienze.

Le autonomie si salveranno, matureranno, resisteranno, solo a una condizione: che dimostrino di essere migliori della burocrazia statale, migliori del sistema accentrato statale, migliori soprattutto per quanto riguarda le spese: solo così le autonomie si salveranno ovunque, perché se una 
autonomia dovesse sussistere a spese dello Stato,
quest’autonomia sarà apparente per qualche tempo e non durerà per un lungo periodo”.

Alcide De Gasperi dichiarava: 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

La partecipazione è la principale modalità dell’agire politico per la collettività.
In una democrazia la “partecipazione”indica l’esistenza di una società civile, ricca, pluralista e informata
che si relaziona e si esprime attraverso partiti, comitati, associazioni e
sindacati.

Sosteniamo l’istituzione della Carta dei Valori e l’utilizzo dei referendum
per la partecipazione diretta nelle scelte delle regole di vita collettiva.

La partecipazione realizza quindi l’incrocio fra le logiche di rappresentanza e della sovranità istituzionale con quelle della repubblica che vedono l’essenza della democrazia nell’esercizio attivo, e non delegato, delle virtù civili e nella passione per la politica.

La UIL F.P.L. reputa che nello stato delle Autonomie quale è lo Stato Italiano, gli Enti Locali debbono essere ancora più potenziati, perché insostituibili strumenti di approfondimento e della partecipazione a tutte le decisioni democratiche. Principi questi di cui deve essere promossa l’attuazione anche nel campo specifico  dell’economia territoriale.

Gestire le Autonomie locali non significa “dormire sugli allori”, ma essere coscienti che l’autogoverno e tutti i valori che devono caratterizzare le comunità locali (responsabilità verso la propria terra e la propria gente, sobrietà, cooperazione e solidarietà) sono valori che vanno riconquistati, riaffermati e fatti evolvere in modo dinamico giorno dopo giorno.

L’autonomia delle Regioni e dei comuni (le provincie debbono essere abolite) sono un diritto sancito dalla Costituzione italiana.

 


per scaricare il testo clicca su: AUTONOMIE LOCALI- CARTA DEI VALORI

 

UIL FPL TARANTO


UIL FPL NAZIONALE