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CAMERA DI COMMERCIO DI TARANTO 

Coordinamento  R.S.U.   

 

Camere di commercio – stato di agitazione – manifestazione nazionale 23 luglio 2014.

L’art. 28 del D.L. n. 90/2014 prevede, a partire dal 2015, la riduzione del 50% del diritto annuale pagato dai soggetti iscritti al Registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio.

A ciò si aggiunge il disegno di legge delega di riforma della Pubblica Amministrazione varato dal Governo che prevede la totale abolizione del diritto annuale ed il trasferimento del Registro delle imprese al Ministero dello Sviluppo economico svuotando le Camere di commercio non solo della funzione più importante svolta per conto dello stato da quasi un ventennio (senza pesare in alcun modo sul bilancio statale) ma di fatto tutte le entrate costituite oltre che dal diritto annuale (che rappresenta il 70% delle entrate correnti) anche dei diritti di segreteria collegati al Registro delle imprese. 

La riduzione del 50% del diritto annuale porterà per le piccole e medie imprese un risparmio di 40/60 euro ad anno, a fonte di una riduzione dei proventi del sistema camerale a livello nazionale di circa 400/500 milioni di euro all’anno. Ma si tratterebbe di un vantaggio esclusivamente per le grandi imprese, che in Italia rappresentano l’1% del totale.

Tuttavia questo beneficio immediato potrebbe rivelarsi un boomerang in quanto metterebbe a rischio la sostenibilità del sistema camerale e, con esso, numerosi servizi che fornisce alle imprese, specialmente quelle di piccola dimensione”, come si legge nello studio presentato da Unioncamere Veneto e dall’Associazione Artigiani Piccole imprese (Cgia) di Mestre. 

Il finanziamento delle Camere di commercio non incide sulla fiscalità generale: i bilanci camerali si fondano soprattutto sulle entrate da diritto annuale e dai diritti di segreteria, che consentono alle Camere di commercio di avere un grado di autofinanziamento elevatissimo (81%), ben superiore a quello di Comuni, Provincie e Regioni.

Dal 2007 al 2012 il Sistema camerale ha aumentato del 47% l’ammontare degli interventi economici a favore delle imprese italiane; dal 2003  al 2012 il personale del sistema camerale si è ridotto dell’11,9% mentre la media di riduzione delle unità di personale impiegate nella P.A. nel medesimo periodo è pari al 6,9%.

Di fatto le Camere di commercio valgono appena lo 0,2% dei costi del personale pubblico in Italia mentre le Amministrazioni centrali pesano per il 56,2%.

Le risorse che le imprese versano alle Camere di commercio rimangono sul territorio. In media il 93% delle piccole-medie imprese italiane paga per il diritto annuale 88 euro l’anno, il 7%  1000 euro l’anno, e lo 0,1% paga tra i 20 e i 40 mila euro l’anno.

Le Camere di commercio erogano direttamente alle imprese, ad esempio, contributi a fondo perduto, finanziano direttamente sistemi fieristici, centri di innovazione, attività per l’internazionalizzazione delle imprese e per garantire l’accesso al credito, oltre alle funzione di regolazione del mercato e di tutela della fede pubblica, di arbitrato e conciliazione, deposito marchi e brevetti, solo per citare le più importanti.  

Inoltre il Registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio dalla sua entrata in vigore – 1996 – garantisce la certezza dei dati giuridici ed economici relativi alle imprese fornendo anche a terzi (organi di giustizia, forze dell’ordine, professionisti e cittadini in generale) uno strumento efficiente di garanzia dell’intera collettività.

La proposta di riforma (il D.L. n. 90/2014) metterebbe a rischio oltre 2.500 posti di lavoro, mentre se fosse approvato il disegno di legge delega proposto dal Governo si stimano 25.000 posti di lavoro a rischio, tra i dipendenti camerali e lavoratori delle aziende speciali, unioni regionali e nazionale, delle società di servizi e dell’indotto (cioè di tutti coloro che lavorano grazie ai contributi ed ai progetti finanziati dalle Camere di commercio), comporterebbe un aggravio alle casse delle Stato tra imposte e risparmi di circa 167 milioni di euro (perché le Camere di commercio versano ogni anno allo Stato tra imposte e risparmi circa 90 milioni di euro e contribuiscono a favorire i sistemi di accesso al credito garantendo nei prossimi tre anni un versamento pari a 210 milioni di euro) ed avrebbe un effetto recessivo stimato di circa 2,5 miliardi di euro (pari allo 0,2% del valore aggiunto nazionale) si veda al riguardo la relazione Unioncamere nazionale depositata alla I Commissione Affari Istituzionali della Camera dei Deputati in occasione dell’audizione sull’esame del decreto legge n. 90/2014 per la definitiva conversione in legge.

E, soprattutto, cambierebbe la cifra dell’economia su cui si basano le Camere : la sussidiarietà, tutto ritornerebbe nelle mani dello Stato, che, oltre a non poter sostenere le spese dei bisogni della piccola e media impresa ed ad aumentare ancora di più la disoccupazione del Paese, non avrebbe più un ente intermedio che possa essere vicino al territorio, facendosi carico delle necessità quotidiane.

In un momento in cui si cerca di tagliare le istituzioni inutili e velocizzare una macchina lenta ed inceppata,  si interviene – con un’operazione di azzeramento – sugli Enti camerali in un’ottica  a dir poco incomprensibile, dando per certo l’obbiettivo principale di questa riforma della P.A., ovvero sia il garantire un maggior livello di competitività, riducendo i costi sostenuti da soggetti privati e rendendo più efficace e meno “burocratica” l’organizzazione pubblica italiana.

In considerazione del ruolo che siamo chiamati a svolgere in qualità di Organizzazioni sindacali, a tutela degli interessi dei colleghi tutti, non possiamo non manifestare la nostra preoccupazione circa il probabile svilimento delle elevate professionalità maturate in decenni di esperienza nella produzione dei servizi a imprese e utenti e pesantissime conseguenze di tali misure normative  sui livelli occupazionali garantiti dal sistema camerale.

Tutto ciò ha portato le tre confederazioni sindacali del Pubblico impiego a decretare lo stato di agitazione di tutto il personale delle Camere di commercio ed una manifestazione a Roma che si terrà il prossimo 23/07/2014 nei pressi di Montecitorio, per far sentire la voce degli uomini e delle donne del sistema camerale preoccupati certamente per il proprio posto di lavoro, ma anche dall’azzeramento di un sistema, quello camerale, sicuramente necessitante di una riforma,  ma che ha dimostrato in questi anni di svolgere le attività proprie e delegate dallo Stato con un’altissima percentuale di gradimento delle imprese.

La R.S.U. della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Taranto :

Francesco Maraglino, Alessandra Lupo, Maurizio Angelici

 

Taranto 21/07/2014

 

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