Cgil Cisl e UilFpl

Il punto decisivo da affrontare nella riforma delle Camere di commercio non riguarda solo la riduzione dei costi. Come per l'insieme della riforma delle Pa, è soprattutto un problema di visione. Bisogna capire che tipo di presenza e di azione serve per sostenere il tessuto produttivo territoriale, e di conseguenza riorganizzare la rete dei servizi e investire nel capitale umano per offrire servizi sempre più veloci e qualificati.

Quello che ci preoccupa è che il processo di riordino del sistema camerale, avviato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri, non dà segno di aver recepito questo cambio di ottica dalla gestione dell'emergenza contabile ad un vero progetto strategico. Gli effetti restano incerti sia  in termini di efficacia operativa che di prospettive per il personale. Per questo non possiamo abbassare la guardia, anzi dobbiamo rilanciare l'iniziativa sindacale a tutti i livelli.

E' vero che le nostre sollecitazioni riguardo all'ipotesi di rendere facoltativa l'iscrizione al registro imprese sono state tenute in conto; ma ridurre il diritto annuale del 50% senza impostare un'azione sistematica contro sprechi, inefficienze organizzative e spese improduttive – ad esempio reinternalizzando funzioni date in appalto, snellendo i livelli, promuovendo sinergie funzionali tra Camere regionali e provinciali – rischia di indebolire servizi che oggi sono garantiti. Così le imprese, alleggerite dal lato dei bilanci, si ritroverebbero gravate da quello del mancato supporto.

A ciò si aggiunge la volontà di riformare la governance sostituendo le attuali Camere territoriali con un sistema di Camere regionali. Noi riteniamo invece che i presidi territoriali debbano continuare ad essere l'interfaccia con le imprese, e soprattutto che sia indispensabile evitare ricadute negative sull'occupazione. Per questo ci attiveremo unitariamente, attraverso le RSU e le strutture sindacali sui territori, per partecipare alla ridefinizione del sistema e delle sue funzioni e fare in modo che diritti e professionalità dei lavoratori siano salvaguardati.

Si può fare del sistema camerale un modello di sostegno efficace alle attività produttive: migliore accesso al credito, registri informatizzati, sburocratizzazione delle pratiche di avvio d’impresa, supporto ad analisi di mercato, promozione del made in Italy. Ma serve un ridisegno complessivo, inquadrato nel riassetto istituzionale e amministrativo del territorio, e un investimento forte nelle competenze dei lavoratori. Questo solo può mettere energia nuova nei servizi e generare il vantaggio competitivo che serve alle imprese per ripartire.

Le iniziative che lanceremo, a partire da assemblee unitarie nei posti di lavoro, serviranno a condividere con i lavoratori le nostre proposte concrete per dare corpo a una vera riorganizzazione. Nel contempo avremo cura di monitorare l'iter parlamentare dei provvedimenti  e premere sul Governo perché queste proposte siano ascoltate e recepite.