LA UIL SUI GOVERNI RENZI ED EMILIANO ALL’INDOMANI DELL’ACCORDO SIGLATO PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI DEI LAVORATORI  PUBBLICI

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NOTA STAMPA

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C’ERAVAMO TANTO… ODIATI

TARANTO, BARI E ROMA LE TAPPE DI UNA NUOVA FASE DI SVILUPPO,

SE CAMBIANO I PROTAGONISMI

 

Con l’accordo sul rinnovo del contratto di lavoro dei pubblici dipendenti di giovedì scorso cade anche l’ultimo tratto negativo di quell’infausto ventennio (Arcore) che quell’azione aveva innescato: la politica del blocco dei contratti posta a base delle azioni di spending review. Fu Tremonti a inaugurarla, ed è proseguita, poi, sette lunghi anni,  riconfermata dagli Esecutivi  Monti,  Letta e dal Renzi della prima ora.

L’intesa porta in dote anche l’azzeramento della tanto avversata Legge Brunetta (il D.Lgs.150/08), che aveva depotenziato il contratto decentrato per ricondurre talune materie nell’alveo della legge (rilegificazione), apre a possibili modifiche alla Legge 107/2015 (La buona scuola, provvedimento decisamente inviso al personale scolastico) attraverso la contrattazione integrativa e decentrata, riaccosta i percorsi evolutivi del contratto dei lavoratori privati con quelli pubblici (detassazione del salario accessorio, welfare aziendale).

Poco più di cinque miliardi, la spesa.

La Legge di Stabilità completa il quadro inserendo, in una prima fase, il superamento di un altro provvedimento altrettanto tragico, la Legge Fornero, che aveva, tra le tante dissennatezze,  disseminato per il Paese un folto stuolo di esodati, un esercito di lavoratori senza pensione e senza stipendio, superato con le salvaguardie, ad oggi se ne contano otto.

Qui i miliardi diventano sette.

Per migliorare l’impianto complessivo della previdenza (separazione con l’assistenza, lavori usuranti…) occorrerà reperire altre risorse, ma l’impegno politico a farlo esiste già.

Frena bruscamente l’ondata liberista che aveva travolto un Paese in fortissima crisi (istituzionale, valoriale, economica, sociale) e che, per farlo,  aveva prescritto la solita ricetta fatta di sacrifici che, poi, hanno pagato essenzialmente i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Un fallimento, l’ennesimo!

Respira, dunque, il mondo del lavoro che aveva giocato tutte le sue fiche ai pochi tavoli di confronto di cui il Paese pensava di non avere più bisogno. Si imputavano a un sindacato non più utile, vissuto e trattato come un residuato bellico del secolo scorso, i ritardi e le lentezze di un sistema Paese bloccato dai veti contrapposti e da un’Europa assetata di riforme.

Il Governo, finalmente,  inverte la rotta ed aderisce alle richieste del mondo del lavoro: si apre una nuova fase in cui riprende centralità, nel dibattito politico, il ruolo delle persone che vivono e vivono male, dei giovani all’affannosa ricerca di un lavoro che non arriva, dei tanti pensionati ridotti ai livelli di una grama sopravvivenza.

Gli ultimi accadimenti internazionali (Brexit, Trump Presidente) hanno una sola chiave di lettura: i bisogni e, prima ancora, le aspettative dei cittadini, meritano risposte urgenti, immediate, non più procrastinabili. Prevale quella parte politica che è in grado di fornire le risposte giuste.

Renzi ci ha messo poco meno di mille giorni per capirlo; il governatore Emiliano ne ha già impiegati 500, ma temiamo non l’abbia ancora capito.

Il 13 dicembre pv, a Bari, il Sindacato Confederale manifesterà tutta la sua insoddisfazione per le politiche sanitarie in Puglia (piano di riordino), pregne di un unilateralismo ormai fuori dal tempo e con una ricaduta del tutto negativa. Taranto ha rivendicato sino ad ora, invano, le sue legittime richieste, ma il Governo regionale non le ha accolte. Le aspettative per risolverle sono state orientate altrove (deroghe DM 70/2015 e finanziamento straordinario).

In modo del tutto analogo viene gestita la questione ILVA: dialogo a distanza con interlocutori improbabili ed improvvisati. Mentre il Governo del Paese traccia un percorso evolutivo e lo persegue con ostinazione, quello regionale lo complica, ignorandolo. L’accordo tra Governo e la famiglia Riva è ancora tutto da sviluppare e da capire, ma può segnare la svolta per una ripartenza piena, non per una stentata sopravvivenza come è avvenuto sino ad ora.

Lo stesso accordo di programma che deve tracciare la nuova fase evolutiva di un nuovo asset economico e produttivo, per ora solo accennato nel CIS (Contratto Istituzionale per Taranto), vede la Regione in posizione incomprensibilmente marginale. Il progetto di una legge regionale speciale per Taranto, lo abbiamo già detto e lo ripetiamo, è un progetto che va armonizzato con le diverse iniziative già assunte dal Governo, non può essere suscettibile di ricadute utili se fuoriesce da questo schema.

Taranto vive la sua stagione più difficile dell’età moderna, per superarla ha bisogno del massimo delle convergenze e delle sinergie di tutte le forze in campo, sia di quelle istituzionali, che di quelle politiche e sociali. In questo, il fattore tempo, come sempre, non è una variabile indipendente.

                                                                   Giancarlo Turi, Segretario Generale UIL Taranto