UIL_Provincia di Taranto

LA UIL SULLA ELEZIONE DEL NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE

QUELLO CHE I POLITICI NON DICONO

Un contributo diretto al di fuori degli “stucchevoli” interventi di fair – play

Un autunno tutto da vivere quello che ci attende, all’indomani della breve pausa ferragostana; due, su tutti, a nostro giudizio, gli appuntamenti che possono segnare la (tanto auspicata) inversione di tendenza: le elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale e, successivamente, in primavera,  quelle del consiglio regionale.

Ci apprestiamo a “staccare”, con la consapevolezza di non aver avviato a soluzione le tante problematiche sospese (soprattutto quelle in materia di ambiente, salute e lavoro) e dalla cui soluzione dipenderanno i destini del territorio e, ancor prima, quelli delle migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.

La rappresentazione, prospettata dalla politica locale, è effimera, densa di continui rinvii  e di scarne assunzioni di responsabilità; si sposta, continuamente, con proposizioni incerte e quasi mai incisive, il livello decisionale.  

Un “appuntamento elettorale” importante, sia pure derubricato a livello secondario (l’individuazione degli organismi è di tipo mediato e non diretto), sarà quello dell’elezione del nuovo consiglio provinciale.

Si tratterà di un appuntamento rilevante, soprattutto per dare nuove energie e nuovi slanci, a un territorio pericolosamente abbandonato ad un destino incerto ed incapace di effettuare scelte importanti.

Questa volta, ci rivolgiamo agli “addetti ai lavori” (i consiglieri comunali) con la ferma volontà di  sollecitarne un’assunzione di responsabilità piena e diretta.

 Lo diciamo con grande chiarezza: Taranto e la sua provincia non abbisogna di nuovi (vecchi!) “notai”; il “travaso” di competenze della provincia avrà un periodo di transizione necessariamente lungo. In tale fase, occorrerà un governo autorevole e, soprattutto, in grado di ripristinare la “vita democratica” all’interno delle istituzioni.

Il “regime commissariale”, che si appresta ad essere superato, lascia una scia di scelte pericolosamente autoritarie, perchè assunte al di fuori di ogni confronto democratico.

L’affaire Paisiello, Taranto Isolaverde, gli operatori del “protocollo informatico”, i lavoratori dei “muretti a secco” (solo per citare alcune, più note, vicende del lavoro) sono i tratti (tristi) di una visione “asettica” e incapace di comprendere i reali bisogni del nostro territorio.

E’ questo il tratto più evidente dell’assenza della buona politica.

Ripartiamo, cercando di evitare i tanti (troppi) errori del passato!

E’ fallito il sogno di un Paese a forte caratterizzazione federalista, un sogno nel quale tutti avevamo creduto.

Le ragioni di questo fallimento sono tristemente note: parcellizzazione dei centri di spesa; incapacità di gestire le risorse senza cadere nell’uso improprio delle stesse (corruzione e malaffare).

Più in generale, si è rivelata fallimentare l’idea di governare, utilizzando i “poteri locali” come centri avulsi da un contesto nazionale, sino al paradosso di essere amministrati da partiti che predicavano la secessione (Lega Nord).

E’ necessario recuperare l’idea di un governo del territorio aperto ai contributi ed al confronto con i “corpi intermedi” (parti sociali, movimenti, associazioni) e che si affidi ad interpreti non solo autorevoli (un’ovvietà), ma in grado di valorizzare quella vivacità politica, culturale e civile che (si percepisce) provenire dalla provincia.

Sarebbe un errore imperdonabile quello di pensare di “accentrare”, ulteriormente, sul capoluogo, il livello decisionale di quelle competenze, già appartenute alle province.

Le azioni di “spending” hanno già esageratamente spostato il livello decisionale (accentramento), nella prospettiva della realizzazione di mega-centri (città metropolitane), con conseguente “svilimento” del ruolo dei piccoli comuni.

Se questo disegno non trova un momento di “bilanciamento”, dovremo  fare i conti con l’effetto (indesiderato) di un nuovo urbanesimo, che “svuota” i comuni periferici.

La valorizzazione del territorio non può, però, ridursi, semplicemente, a slogan da esibire nei convegni o nei salotti mediatici ma deve essere assunto a “principio ispiratore” delle scelte di fondo (a partire proprio da quel rinnovo del consiglio provinciale jonico)!

Misuriamo, da subito, la volontà di effettuare un cambiamento di sostanza nei tanti che a parole (ma solo a parole) vorrebbero voltar pagina.

 

                                                  Giancarlo Turi Segretario Generale UIL di TarantoGiancarlo Turi Uil Taranto