PIANO DI RIORDINO OSPEDALIERO 
UIL E UIL FPL TARANTO:
NECESSARIA L’APERTURA IMMEDIATA DEL CONFRONTO

piano di riordino ospedaliero

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UIL E UIL FPL TARANTO:
NECESSARIA L’APERTURA IMMEDIATA DEL CONFRONTO

RIVISITARE IL PIANO DI RIORDINO OSPEDALIERO

Le valutazioni che seguono fanno riferimento al dibattito scaturito in occasione della seduta dell’Esecutivo della UIL di Taranto del 4 marzo u.s. riunitosi in seduta monotematica.

La rete ospedaliera come ridisegnata dal progetto di riordino che la Giunta Regionale ha varato trova il netto dissenso da parte delle Organizzazioni Sindacali Confederale e di Categoria della provincia di Taranto, per motivazioni variamente argomentabili che toccano il metodo ed il merito dell’intera questione.

Nel metodo, le scriventi ritengono sbagliato l’approccio mostrato dal Legislatore regionale in quanto ritiene di avere assolto alla fase del confronto con un incontro in cui si è sostanzialmente “fotografato” il sistema sanitario pugliese rendendolo conforme al dispositivo della Legge di Stabilità e del D.M. n.70/2015. Un’analisi condotta sul livello delle dimensioni macro e che, nulla ha concesso, alla trattazione delle specificità dei singoli territori.

In ulteriore sintesi, l’intero progetto sembra ignorare totalmente tutta la fase storica che ha connotato il percorso di forte ridimensionamento che la sanità jonica subisce da anni attraverso i continui piani di rientro somministrati dai precedenti governi regionali.

Incondivisibile, poi, la filosofia che ispira l’intera “manovra”: sopprimiamo quei presidi che, esprimendo una bassa qualità di azione, possono essere addirittura “pericolosi” per la salute dei cittadini pugliesi.

L’alternativa dovrebbe essere il ridisegno di una ‘vera rete ospedaliera territoriale’ che raccordi e distribuisca i servizi sanitari da rendere efficienti sui nosocomi distribuiti sull’area di riferimento, piuttosto che sopprimere quelli inefficienti.

Nel merito, poi, un’analisi oggettiva rivela dati sconcertanti.

Taranto, perde ben tre ospedali, dopo Mottola e Massafra, ora subisce una terza chiusura: Grottaglie.

Taranto, all’indomani del piano, si presenta nella sua desolante configurazione storica, maglia nera dell’intera regione quanto al rapporto posti letto/abitanti con un’aliquota al 2,7% contro quella pugliese al 3,4%, ben al di sotto di quanto previsto dalla legge di stabilità, che è pari al 3.7%. 

Si evidenzia, inoltre, un saldo in passivo di 2100 operatori sanitari in meno.

Inoltre, il rapporto costi del personale / spesa complessiva si attesta al 52% ed è il valora che più si avvicina a quello prefissato dalla Legge di Stabilità 2016, pari al 51%; Bari e BAT sono addirittura al 61%.

Viene, poi, da chiedersi se è ormai da ritenersi risolta la crisi “ambientale” che aveva previsto un intervento straordinario su Taranto, pur tradottosi con un finanziamento “una tantum” di 10 milioni di euro (utilizzati per finanziare l’assunzione del 50% del personale a tempo determinato). Invece, non solo quel finanziamento non viene reso “strutturale” dal Governo del Paese, ma addirittura viene ignorato da quello regionale.

La crisi ambientale e quella conseguente socio – sanitaria sembrano definitivamente archiviate!

Si tralasciano completamente le patologie espansive neoplastiche e dei tessuti liquidi che sono divenuti la vera emergenza. Il sistema sanitario viene, di fatto, trasferito a terzi ed in altra provincia, mentre a Taranto incombono richieste di screening di massa ed azioni di prevenzione, sarebbe meglio dire di diagnosi precocissima. Inoltre, non si attivano le specialità sanitarie necessarie ad affrontare il cancro, la leucemia, il linfoma e le malattie respiratorie con la conseguenza di incentivare la mobilità verso altre regioni che, al contrario, hanno attrezzato strutture ed ospedali in modo da attrarre nuovi “clientes”. In altri termini il sistema sanitario jonico sarà in grado di soddisfare solo alcune delle richieste di salute e non il concetto di salute, che non è legato ai P.L. ma all’intero agire degli operatori nel sistema che si offre.

Sempre nel merito.

L’ospedale di Grottaglie è punto di riferimento per 12 comuni limitrofi, l’ambito più esteso della provincia, che avrebbe grosse difficoltà nel trattare le acuzie, anche in considerazione di una rete viaria molto approssimativa che occorrerebbe utilizzare per raggiungere il sito sanitario più organizzato (Taranto). E’ incomprensibile che un presidio ospedaliero abbia la rianimazione e non l’ostetricia, la ginecologia e la cardiologia. È incomprensibile che un ospedale abbia l’ostetricia, la ginecologia, la cardiologia e non la rianimazione. È incomprensibile che un ospedale abbia la cardiologia, l’ostetricia e la ginecologia e non la rianimazione. È inaccettabile che il regolamento n.14/2015 R.P. non sia stato applicato per favorire lo sviluppo degli ospedali di I livello e che, nel 2016, lo stesso regolamento divenga per gli ospedali della provincia di Taranto lo strumento per considerarli fuori regola.  

Ancora, Il “declassamento” di due ospedali che passerebbero dal I livello a ospedali di base, è la premessa per la “sicura” perdita non solo dei posti letto, bensì di specialità che necessitano per curare convenientemente soprattutto le patologie neoplastiche, che rappresentano uno dei punti di maggiore criticità di Taranto.

In considerazione delle valutazioni sia pur sinteticamente addotte, le scriventi ritengono necessaria l’apertura di un immediato confronto con il management sanitario regionale, integrato da quello locale e, nelle more di tanto, chiedono la rivisitazione del piano di riordino ospedaliero deliberato.  

Per tali ragioni avevano richiesto sin dal dicembre 2015 (il 19 per l’esattezza), una trattazione specifica della problematiche della sanità in provincia di Taranto. Tanto nel convincimento che la gravità della situazione meritasse un confronto ad hoc prima ancora di quello più generale che riguardasse l’intera regione.

Taranto, 21 marzo 2016

La Segreteria Confederale UIL e la Federazione UIL FPL di Taranto

Giancarlo Turi              Francesco Brunetti

 

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