LA UIL NELLE MORE DELL’EMANAZIONE DEL DECRETO LEGGE….

…RIPARTIRE DAL CONFRONTO CON LE PARTI SOCIALI

 

Il Consiglio dei Ministri del 24 dicembre porta in dote un cospicuo assegno (70 M€)  dedicato ai problemi sanitari e socio-sanitari di Taranto e della sua provincia.

Lo abbiamo specificato nei giorni scorsi, valutando la portata intrinseca del provvedimento,  il quale giunge, opportuno, anche a sanare lo sterile conflitto con un Governo regionale impantanatosi nelle maglie di un piano di riordino ospedaliero divenuto un autentico piano della discordia.

Mentre, a Taranto, il Sindacato concerta direttamente con il Governo del Paese il piano strategico di interventi, a Bari manifesta e protesta per lo stato delle relazioni sindacali, strappando un …vedremo. Non molto di più!

Nelle more, il Presidente cambia il management (ndr. Gorgoni), avvicendandolo, e si avvita in una spirale che, con ogni probabilità, lo porterà a nuovi black – out, considerando che i provvedimenti assunti non incontrano il favore di alcuno.

Il Ministero della Salute ha, infatti, posto, al centro delle proprie osservazioni, prima il Piano di riordino, e poi, il Piano operativo triennale. Un’ulteriore débâcle!

Ma, oggi, vi sono altre questioni che maggiormente ci preoccupano

Siamo, infatti, sinceramente, preoccupati dalla capacità di un management (apparso, a tratti, in forte ritardo) di gestire, nei tempi e nei modi, questa mole di risorse.

Un management incapace, finanche, di rappresentare, correttamente, le esigenze del territorio, e di esibire una posizione, chiara e sostenibile, in grado di incrociare le legittime aspettative dei cittadini.

Dieci mesi trascorsi, tra proteste e rivendicazioni, in improbabili sedi di confronto e con altrettanto improbabili interlocutori. Noi, qui, a Taranto, abbiamo invitato il Governatore/Assessore alla Sanità in almeno una decina di circostanze, senza ricevere risposte.

La gestione delle risorse, si sa, è attività seria ed impegnativa, soggetta, anche, a precise prescrizioni temporali.

Prendiamo a riferimento la vicenda dell’Ospedale San Cataldo: l’inerzia/inefficacia della ASL tarantina ha messo, a rischio prescrizione, la quota di fondi comunitari (150 M€), disponibili sin dal 2013 (rischio superato, solo, grazie all’intervento del Governo).

L’Esecutivo ha, infatti, grazie all’inserimento nel milleproroghe, messo in atto le giuste procedure, per prorogare il periodo di utilizzo dei fondi medesimi.

Inoltre, l’intera  fase procedurale è stata affidata alla struttura tecnica (ndr. INVITALIA) che sostiene tutte le misure inserite nel CIS.

Precedenti nefasti, dunque, da tenere nella giusta considerazione, e che non hanno alcuna finalità denigratoria (culturalmente, non ci appartiene), ma che, invece, intendono porre il problema di  superare gli inutili (o, ancor peggio, dannosi) unilateralismi, con l’obiettivo di adottare una visione prospettica, nuova e moderna, aperta al contributo delle parti sociali (e non solo).

Un salto culturale quello operato dal Governo nazionale (eravamo partiti dalla disintermediazione del ruolo delle parti sociali, ricordate?); un salto che farebbe bene ad effettuare, anche, il Governo regionale.

Il decreto in nuce ci darà le macro direttrici da seguire per impegnare i fondi; ma, poi, occorrerà non solo un momento di confronto, ma forse, una regia condivisa, per scandire le priorità da affrontare e i tempi di realizzazione delle tantissime cose da fare.

Ma, oltre questo, occorre che i cittadini si sentano coinvolti in progetti in grado di condurre a quella sanità d’eccellenza che, ora, non è più un miraggio, ma un risultato a portata di mano.

Il San Cataldo rappresenta la prospettiva futura (2021!); la transizione va costruita, oggi, per dare le risposte immediate che i cittadini jonici si aspettano.

L’abbattimento delle liste di attesa la mobilità passiva e l’apertura di reparti specialistici rappresentano i nodi di crisi, da affrontare con un piano assunzionale straordinario, in grado di bilanciare le scelte sciagurate del passato (ndr. Fitto 2004) abbattutesi, con effetti destabilizzanti, sulla sanità jonica.

Cabina di regia, tavolo di confronto o con qualunque altro neologismo lo si voglia definire, è bene che Ministero della Salute, Governo regionale e parti sociali si raccordino in una struttura, che, a nostro avviso,  deve avere i tratti della stabilità e della continuità di azione, con l’obiettivo di impostare un lavoro complesso e di lunga durata, in grado di unificare (e non dividere), assumendo i tratti, evidenti, di un autentico piano sanitario.

Armonizzare le azioni sanitarie (la cura), quelle socio-sanitarie (l’assistenza) e quelle della prevenzione (diagnostica precoce), significa progettare e far funzionare un modello sanitario del quale, nel nostro territorio, non si è mai scorta traccia alcuna.

Disporre di un management adeguato e preparato diventa un tratto essenziale ed insuperabile di ogni azione; sottoporre ad un check-up quello esistente è un’autentica necessità.

Da ultimo, con riferimento al Centro Ambiente e Salute, presidio cruciale in tema di prevenzione, abbiamo giocato d’anticipo, finalizzando la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato in essere e proponendo la stabilizzazione del personale attraverso l’attivazione delle procedure concorsuali.

In sostanza, un centro di eccellenza, unico nel Paese, che va sostenuto e preservato con forza ed attenzione.  Manca, però, un presidio  accademico che lo sostenga: cominciamo a inserirne la realizzazione nella lunga lista degli obiettivi da raggiungere.

Tentare di risolvere, con successo,  i problemi dei cittadini significa, nel contempo, affrontare il tema della coesione sociale, di cui il Mezzogiorno è, da sempre, la parte più fragile ed esposta.

Taranto, ormai, assunta, nelle strategie governative, a luogo simbolo della crisi deve, ora, diventare l’icona del riscatto: una realtà nella quale le scommesse si fanno (e si vincono)!

Taranto, 29 dicembre 2016 

                                                                        La Segreteria Confederale UIL di Taranto