Sanità Lazio

Sanità Lazio. Torluccio (UIL FPL): “Sentenza TAR su governo dell’assistenza pericolosa e anacronistica”

Roma. Martedi, 19 Maggio 2015

Affrettata e improntata ad una visione vecchia ed inadeguata delle professioni e del funzionamento del Sistema Sanitario – così Giovanni Torluccio, Segretario Generale della UIL FPL, sulla sentenza del TAR Lazio che annulla il Decreto del Commissario Ad Acta della Regione nella parte in cui approvava l’autonomia delle direzioni delle professioni sanitarie.

Il Tar – prosegue Torluccio- sovrappone e confonde il piano dei modelli organizzativi dell’azienda nei quali sono collocati distintamente i professionisti dell’assistenza e della clinica, con quello della attività pratica nella quale è ovvio che le due componenti debbono integrarsi e collaborare per fornire le migliori prestazioni al paziente.

Fra le righe della sentenza si legge anche un ritardo culturale nel considerare tutti operatori sanitari, con pari dignità, i professionisti che lavorano in una equipe. Perché mai, per fare un esempio, l’infermiere dovrebbe erogare l’assistenza secondo le indicazioni del medico se è la figura infermieristica che è stata formata per gestire l’assistenza e quindi ne è responsabile?

Per non parlare della parte – prosegue il sindacalista – sulle modalità di nomina alla direzione delle Unità Operative delle Professioni Sanitarie Infermieristiche, Ostetriche, Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, improntata ad un valutazione rigidamente formale invece che di merito. Il ritardo con cui viene messa a regime la nuova qualifica dirigenziale dovrebbe ora ritorcersi contro gli operatori che, secondo il Tar, dovrebbero affrontare altri 5 anni di purgatorio per poter ricoprire di diritto un ruolo che fin’ora hanno svolto di fatto.

E nel frattempo chi dovrebbe ricoprire quegli incarichi visto che non esistono dirigenti provenienti dalle professioni sanitarie Infermieristiche, Ostetriche, Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione con 5 anni di anzianità nella qualifica?

Ma quello che più preoccupa è rilevare come una importante componente del sindacato autonomo dei medici si ostini ad affrontare il tema dei percorsi clinico assistenziali in termini di prerogative e di potere, invece che di abilità e di bisogni. Una scelta che rafforza quegli steccati che non giovano nè agli operatori sanitari – medici compresi- nè alla qualità e appropriatezza delle prestazioni ai cittadini.

Mentre si sprecano energie in questa sterile guerra di posizione fra professionisti c’è chi lavora allo smantellamento del SSN per metterlo in mano ai privati. E non in una logica di sussidiarietà, ma di delega e di svendita. Una volta archiviate le prossime elezioni, Regioni e Governo troveranno certamente la quadra sull’accordo per come tagliare oltre 2 miliardi di risorse al SSN, con conseguenze immaginabili per operatori e cittadini.

E noi, – conclude Torluccio – vogliamo ancora continuare a dividerci con questioni di lana caprina sull’organigramma delle Aziende Sanitarie?